Essere imprenditore di se stessi: cosa vuol dire secondo me?

Imprenditori di se stessi

Wow, un tema leggero per questo post 🙂 Per chi mi conosce bene, è abbastanza chiara la strada che ho intrapreso e il mio modo di vedere il mondo del lavoro. Però volevo condividerlo con chi, magari per caso, sarebbe finito sul questo blog

“Essere imprenditore di se stessi” la trovo una frase svuotata, usata da fantomatici guru per venderci una vita Laptop Style, ma secondo me è alto. Una forma mentis non semplice da comprendere per chi è abituato a seguire il dogma del lavoro sicuro, ma di certo porta ad una maggior sicurezza rispetto a quest’ultimo.

Secondo me la migliore sintesi è la frase di Kyiosaki “Cura i tuoi interessi e non quelli di terze persone”. Ma andiamo con ordine…

Il dipendente tradizionale

Sempre per Kyosaki, nel mondo del lavoro esistono quattro tipologie di persone: il dipendente, l’indipendente, l’imprenditore e l’investitore.

Il dipendente non è altro che la figura più ricorrente, basa il futuro su un posto che considera fisso, scambiando tempo della sua vita con del denaro.

Vive la vita aggrappato al proprio posto di lavoro. Ubbidisce e riverisce i superiori nella speranza di un aumento di stipendio a fine anno. Valuta il proprio operato su quante ore di straordinario riesce ad accumulare e a quante belle figure riesce a collezionare davanti al suo Padrone. Ma alla fine utilizza la sua vita e le sue energie solamente per arricchire qualcun’altro.

Pensa che donandosi completamente al proprio datore può concedersi una vita senza preoccupazioni. Così facendo però si specializza sempre più verticalmente sul proprio posto di lavoro, affina propri processi mentali ritagliandoli su misura dell’azienda in cui è impiegato.

Se arrivato fino a qui ti senti indignato, forse ricadi nello zoccolo duro di questa tipologia di persona. Smetti pure di leggere… Oppure puoi andare avanti per scoprire quanto è pericoloso rimanere in questo schema mentale

Ne ho conosciuti parecchi di questi elementi, soprattutto nel mio decennio passato in banca, e scommetto che anche voi ne avete conosciuti a frotte.

Il risultato di questa verticalizzazione è che il dipendente modello non apprende nuove skill, perde il contatto con quello che il mercato del lavoro richiede e si lascia scappare grandissime occasioni, immolando il tutto sull’altare della fedeltà assoluta verso il datore di lavoro.

In un mondo così mutevole, così vibrante di vita, aggrapparsi ad una posizione vuol dire morire, cercare il suicidio.

Lao-Tzu

Ma la vita cambia e poche volte il datore di lavoro contraccambia la fedeltà. Alla fine il dipendente, che ha basato la sua carriera su un solo pilastro, si trova abbandonato in un mondo che fino a pochi istanti prima ignorava, nell’apparente sicurezza del suo lavoro.

Queste sono proprio le persone che ritrovi su Facebook o nei commenti dei giornali online a lamentarsi di come lo Stato non li aiuti, che la crisi è durissima, che gli URC non fanno il loro lavoro, di quanti frontalieri ci sono in Ticino e “Signora mia, una volta sì che erano bei tempi”.

L’imprenditore di se stesso

Essere imprenditori di se stessi è un’espressione molto in voga, per lo più usata in maniera cinofallica. Come detto in precedenza, soprattutto da sedicenti guru che predicano vite in infradito, in cui è possibile lavorare sdraiati in qualche spiaggia tropicale. Ma non è assolutamente così.

È una persona che ha preso in mano la situazione, ha imparato l’importanza di evolvere, non rimane nel limbo di un’apparente sicurezza e non dipende da una sola fonte di reddito.

Tanti pensano che “il posto fisso” sia sinonimo di sicurezza. Ma tecnicamente ci si lega ad una sola fonte di guadagno e, una volta persa, …. Questa sarebbe la famosa sicurezza?

Cura i tuoi affari

Proprio questo intende Kiyosaki con la frase Cura i tuoi interessi: creati più possibilità, prepara sempre dei piani d’uscita e getta le basi per più fonti di reddito.

In pratica vivi il tuo rapporto lavorativo come se fossi un free-lance, considera il tuo datore come un cliente, dai sempre il massimo sul lavoro, ma preparati comunque ad un eventuale interruzione del contratto, continua a studiare e creati più fonti di guadagno.

Chiedi perdono, non chiedere il permesso

Un’altra frase molto importante secondo me è di Tim Ferriss: Chiedi perdono, non chiedere il permesso.

Se non fai nulla contro la legge, non ti metti in concorrenza con il tuo datore di lavoro e non ne metti in pericolo la reputazione, perché mai dovresti chiedergli il permesso?

Ho visto tantissime persone avere un sogno o una possibilità di fare nuove esperienze, ma venire fermati dal datore di lavoro. Perché mai dovresti vietarmi di insegnare ad un corso oppure di fare qualche gig work se fatto al di fuori dell’orario di lavoro?

Quindi se vuoi fare qualche cosa FALLA e basta, puoi sempre chiedere scusa in un secondo momento.

Solitamente, se il tuo datore di lavoro dovesse scoprirlo in un secondo momento, non succederà nulla. Questo perché avrà già le prove che la tua entrata secondaria non impatta sulla qualità del tuo lavoro.

Ma per approfondire tutte queste tematiche ti consiglio questo libro: 4 ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando 10 volte meno proprio di Timothy Ferriss. Non fissarti sul sul titolo, fin troppo esagerato, ma sul contenuto e sugli stratagemmi per creare nuove entrate secondarie

La mia esperienza

La mia vita è sempre stata segnata da due punti: indipendenza e voglia di imparare.

Non ti voglio tediare sul mio percorso professionale e scolastico (magari farò un articolo a parte), ma posso dirti che nella mia vita ho investito la maggior parte dei soldi in formazione. Questo si è tradotto in un ROI pazzesco: più skill apprendevo, più clienti acquisivo. Era una sorta di valanga.

Un’altra cosa su cui è vitale poter contare è la propria rete di contatti. Non parlo di ex colleghi o amici da bar, ma persone che possano ispirarci e darci veramente una mano nei momenti critici.

Chiaramente non è facile, bisogna lavorare sodo. Ma ti assicuro che nel momento in cui la vita sembra mettersi di traverso (licenziamenti, spese improvvise,…), posso assicurarti che poter contare su conoscenze spendibili e un network di conoscenze di buona qualità è vitale.

Io grazie a questa mentalità sono arrivato al punto di lasciare a cuor leggero un sicuro impiego in banca perché volevano impedirmi di sviluppare i miei business e di affrontare con serenità la chiusura di uno stabilimento in cui ero impiegato, mentre i miei colleghi la vivevano come una condanna a morte.

Dopo tutte queste esperienze sono ancora più convinto che essere imprenditori di se stessi è la migliore strategia per destreggiarsi nel mondo del lavoro.

E tu cosa ne pensi? Scrivimelo qui sotto nei commenti!

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