Padre Ricco Padre Povero, perchè lo trovo un testo importante

Sono sempre stato molto scettico sui libri “che ti insegnato a diventare ricco”, proprio per questo ho aspettato veramente tanto a leggere Padre Ricco Padre Povero, e posso dire con certezza che oggi me ne pento.

Guru finanziari & Co.

Nonostante sono sempre stato aperto alle novità, mi sono sempre tenuto a distanza da libri come quelli di Tony Robbins o Alfio Bardolla, in cui si spiegava il “segreto della ricchezza”, per i classici motivi. Ero convinto, e ne sono convinto tutt’ora, che chi ha scoperto tale segreto non lo condividerà mai senza richiedere qualcosa di altrettanto costoso in cambio. O sbaglio?

Chiaramente queste sono sempre considerazioni fatte da chi, come me, detesta chi si atteggia da santone, saltando e urlando sul palco di un convention center gremito di persone osannanti. Oppure di chi, sempre come me, ha fatto un paio di ricerche scoprendo piccole e grandi truffe fatte da questi sedicenti “guru” della finanza

Nonostante ciò sono sempre stato curioso di imparare di più sulla gestione del denaro, il problema è che non sapevo da dove cominciare

Padre Ricco Padre Povero, come l’ho scoperto

Per fortuna, durante una cenda in famiglia, venne fuori proprio questo discorso e anche il nome del libro. All’inizio con commenti non molto lusinghieri, che lo mettevano al pari di una “Americanata”, ma mi rimasero impressi concetti quali il Cashflow e la corsa del topo, che volevo assolutamente approfondire.

Poco tempo dopo ritrovai Padre Ricco Padre Povero anche su 4books, la app per gli extract di Montemagno. Anche lì non ne rimasi impressionato, mi sembrava troppo improntato sul mercato immobiliare americano. Qualcosa mi diceva di approfondire ancora, così comprai finalmente il libro e….BOOM, la rivelazione!

Il libro racconta la differenze tra come il ceto medio e quello alto gestiscono i soldi. Se spogliamo il libro di tutta la narrazione, il testo verte attorno ad alcuni concetti fondamentali, tanto semplici e quanto ovvi. Talmente elementari che, se guardiamo a come stiamo gestendo i soldi in questo momento, ci possiamo accorgere nella maggior parte del tempo stiamo facendo esattamente il contrario 🙂
Quindi quali sono questi principi?

I ricchi non lavorano per i soldi, ma sono i soldi che lo fanno per loro

Bella scoperta, direte voi. In effetti può essere la risposta esatta di primo acchito. Ma se andiamo nel profondo non è così scontato.

“I poveri e la classe media lavorano per i soldi. I ricchi lasciano invece che i soldi lavorino per loro.”

La maggior parte delle persone è costretta a lavorare per vivere, offrendo letteralmente la sua vita in cambio di soldi. Questa scelta è dettata da due fattori secondo l’autore: la paure e l’avidità.

La paura ci fa rimanere attaccati con le unghie e con i denti al nostro posto di lavoro, diventando dei sudditi più che dei lavoratori, con la continua fobia di perdere il posto di lavoro.

L’avidità entra in gioco quando iniziamo a pensare a tutte le splendide cose che possiamo ottenere con il denaro. Ma una volta placata, torna inesorabilemente ogni fine mese, bramando ogni volta oggetti sempre più costosi e per assomigliare sempre più a un “ricco”.

Questo pattern di comportamento ci porta inesorabilmente nella “corsa dei topi”.

La persone spenderà e di indebiterà ancora, di conseguenza sarà costretto a lavorare di più per poter nuovamente spendere sempre più.
Praticamente “Vendendo” pezzi di vita per possedere oggetti e debiti. Non sembra più così banale, vero?

La realtà è che il lavoro è solo una soluzione a breve termine, con meno di 30 giorni di ossigeno, per questo Kiyosaki consiglia di smarcarsi il prima possibile dal mito del “lavoro sicuro”.

In realtà i “ricchi” investono i soldi guadagnati, così da creare un circolo virtuoso ed esattamente contrario alla corsa dei topi.

I ricchi comprano attivi, i poveri passivi

Questa, secondo me è la parte più di tutto il libro, quella che può fare veramente la differenza per ognuno.
La classe media e bassa non riesce a distinguere spese attive e passive.

Un attivo è qualcosa che ti mette i soldi in tasca, mentre un passivo è qualcosa che te li toglie.

Il concetto è molto banale, ma stranamente la maggior parte delle persone non lo applica, oppure lo fa in maniera contorta, guidata da credenze popolari più che dalla ragione.

Un esempio di passivo è la casa di proprietà. Molti la considerano un attivo, ma se ci pensate bene la casa è un passivo, pagate interessi sul mutuo, manutenzione e spese correnti, senza che vi ritorni un centesimo in tasca.
Altri esempi sono la macchina (se non siete taxisti o professioni simili) e tutto quello che comprate senza che ci sia un ritorno di investimento.

Questo non vuol dire che non bisogna comprare casa o un’auto a leasing, ma non bisogna investire tutti i propri soldi in spese passive, altrimenti non si uscirà mai dalla corsa del topo.

Quindi a questo punto è chiara l’importanza di riconoscere la differenza fondamentale tra un attivo ed un passivo. Una volta compresa questa differenza, bisogna concentrare i propri sforzi sull’acquisto di beni che producono guadagni.

  • Immobili di proprietà, ma dati in affitto
  • Mercato azionario e obbligazionario
  • Opere d’ingegno e brevetti
  • Crediti presso altre persone

I ricchi badano ai loro affari

Qui Kyiosaki se la prende con il sistema educativo classico, che è strutturato per formare bravi lavoratori, pronti ad inserirsi nella corsa del topo.

Per uscire da questo pattern bisogna cominciare e ragionare come i ricchi e curare i propri affari.
Cosa significa? È molto semplice: conserva il tuo lavoro ma inizia ad investire in attivi e non i passivi.

Innanzitutto riduci le tue spese ed estingui i tuoi debiti (Kyiosaki nel libro spiega un’ottima strategia per farlo), poi concentrati ad acquistare più attivi possibile:

  • Attività commerciali che non richiedono la tua presenza
  • Azioni e obbligazioni
  • Immobili a reddito, come appartamenti da affittare
  • Opere d’ingegno e brevetti
  • Prestiti ad altre persone
  • Qualsiasi altra cosa che abbia mercato in una nicchia che conosci bene

Il bello di queste spese è che producono un guadagno 24h al giorno con pochi interventi da parte nostra.

Le altre lezioni del Padre Ricco

Le altre lezioni non sono meno importanti, ma non così centrali come le tre descritte qui sopra.

Si passa dal come i passivi si trasformano in attivi grazie alle società (SPOILER: le società sono tassate sugli attivi e non sul guadagno come le persone fisiche), a come i ricchi riescano a trovare nuovi modi per generare soldi, fino a come trasformare possibili fallimenti in insegnamenti prezioni.

Come ho messo a frutto gli insegnamenti di Padre Ricco Padre Povero?

A dire il vero sono partito un po’ avvantaggiato. Avendo vicino Nicole, che mi spingeva sempre a risparmiare il più possibile, sono partito avvantaggiato. Comunque per seguire le lezioni di questo libro mi sono mosso in questa maniera.

Ho creato un budget, limitato le spese ed estinto i miei debiti

Senza avere un’idea di dove finiscano i soldi è impossibile intraprendere un percorso simile. Ho dovuto prendere coscienza di dove spendevo i miei soldi e come ridurre le spese. Dalle piccole spese delle app, agli snack vi posso assicurare che anche gli acquisti più insignificanti influiscono sulle spese finali.

Un altro punto importante è stato estinguere tutti i debiti. Ho chiuso il leasing il prima possibile e ho pagato completamente la carta di credito. Ricordiamoci che prestiti, carte di credito, leasing, ecc ecc erodono il nostro patrimonio a causa degli interessi. A una rapida occhiata sembra sempre insignificante, ma se fa un calcolo approfondito perdiamo una marea di soldi in queste sciocchezze.

Teniamo presente che è una cazzata cominciare ad investire avendo debiti accesi. Perché solitamente gli interessi che paghiamo alle banche saranno sempre più alti del nostro ritorno d’investimento.


Ho cominciato ad usare in modo intelligente le carte

Praticamente chiunque vede la propria carta Visa o Mastercard come un credito privato sempre disponibile. Quindi avanti ad acquistare computer, vacanze, la spesa, il gelato e qualsiasi piccolo sfizio “tanto poi lo pago a rate”. Rate che vi costeranno in media il 10% d’interesse, non una bazzeccola.

Proprio per questo Kiyosaki consiglia di tagliare tutte le carte di credito, perché è il modo più semplice e immediato per indebitarsi e scivolare nella povertà.

Ho cominciato ad acquistare Attivi

Dopo aver fatto il buget, limitato le spese ed estinto i debiti, ho cominciato a consolidare i miei risparmi.

Infatti prima di investire, bisogna essere sicuri di avere una riserva di cash sempre disponibile. Solitamente si parla dai 3 ai 6 mesi di stipendio. Questo è importante perché molti investimenti richiedono di bloccare del denaro per un certo periodo e non possiamo permetterci di rimanere in balia della vita.
Ricordiamoci: Shit happends!
Come già detto, grazie alla mia compagna avevo già da parte un po’ di soldi e questa fase è durata poco.

Con un piccolo budget non c’è una gran scelta d’investimento, ma non per questo bisogna abbandonare questa strada!
Purtoppo non avevo budget per investire nell’immobiliare o nell’acquisto di società e per ora non ho ancora brevettato nulla, quindi il cerchio di possibilità si stringe 🙂

Ad esempio io ho optato per due tipologie di attivi:

  • Fondi d’investimento tramite Postfinance
  • Crowdlending a società tramite Lendico, si tratta di una piattaforma di finanziamento per aziende svizzere, dove molti piccoli investitori si riuniscono per concedere crediti in cambio di un lauto interesse

Questa è la mia scelta, ognuno deve operare le sue. Probabilmente non saranno ottimali, ma se hai altre idee scrivimele qui sotto nei commenti!

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